lunedì 1 luglio 2013

28 Storia dell'uomo che cerca il silenzio.

Quando un giorno un uomo si recò da Dio e gli disse che lui era veramente deluso perché tanto nella sua lunga vita aveva cercato il silenzio e non lo aveva mai trovato, Dio con un sorriso gli chiese: "Ma tu dove lo cerchi? E come?"
L'uomo pensò un po' e poi rispose: "Lo cerco come si cerca una cosa che non si conosce e che non si sa dove è di casa".
E Dio disse: "Come si può cercare una cosa che non si sa che sia e non si sa dove sia?"
"Questo è ciò che mi son chiesto io per anni, ma il mio maestro mi diceva di cercare fuori dal conosciuto".
"Capisco - riprese Dio - questi maestri son più scaltri di me, nel non far trovare ciò che salverebbe l'uomo".
"Ma - osservò con intransigenza, l'uomo - ma tu non sei Dio? E non puoi gestire tu queste cose?"
"Sì - rispose Dio - così effettivamente potrei fare, ma dato che io non ho certezze, finisco sempre per dire: chissà se non è come dice quel prete o quel maestro che quest'uomo mi troverà prima!"
Allibito l'uomo se ne andò pensando che nemmeno più Dio era una certezza, poiché a quanto pareva neppure Lui sapeva, in realtà, quel che si faceva. Pensare, solamente pensare questa cosa, gli sembrò una bestemmia, ma ormai, visto che aveva parlato Dio, sorrise all'idea di poter dire una bestemmia, perché sentiva che tutto si poteva fare, ma non bestemmiare quel Dio! Come si fa - si diceva - a non rispettare e a bestemmiare un Dio che non abbia un programma, un metodo, una legge?
Così se ne andò per le sue faccende e le sue spalle si liberarono dall'idea che aveva di Dio, del silenzio, di se stesso, del suo maestro, perché si disse: "Qui c'è solo da vivere come la vita comanda!"
Si dice che da quel giorno quell'uomo fu Silenzio, incontaminato, puro e dolce Silenzio.

lunedì 10 giugno 2013

27 Storia del fiordaliso (come fare ad ascoltare il cuore).

Maestro come si fa ad ascoltare il cuore ?
"Quando un giorno un piccolo fiordaliso chinò il capo, per vedersi il cuore, vide la terra e, pensando che il proprio cuore fosse quella, se ne rattristò tanto, da uscir di senno.
Il contadino, che lo aveva veduto crescere tra le spighe dorate del suo campo e mescolarsi al grano, decise che era ora di reciderlo e, così, fece.
Il fiordaliso capì che per nulla al mondo avrebbe dovuto vergognarsi di avere per cuore la terra perché, grazie ad essa, lui era cresciuto e s'era fatto grande fra le spighe, tanto da vedere il sole, e considerare che lui non poteva essere nato dalla terra.
La terra, umilmente, a sua insaputa, lo aveva condotto al centro del divino, il cuore, e lui era stato così sciocco che, quando il cuore lo aveva ricondotto alla terra, non aveva compreso che si era solamente chiuso il cerchio! Lì, in quell'attimo prezioso, in quel nulla che è l'incontro tra l'Altissimo Signore e il bassissimo signore, ecco è Dio!
Nell'attimo fugace in cui il contadino lo recise, il fiordaliso capì e, grande, per sempre, fu la sua gioia!"
Commento: Il Signore è in ognuno e in ognuno parla, basta porgere l'orecchio e ascoltarlo, ma come si ascolta Dio, la voce del divino, e come si può riconoscerla fra tanto parlare sciocco della mente? E' facile dire che basta sedere in silenzio e porgere l'orecchio, ma tutto ciò che può apparire, il più delle volte è il gioco dei pensieri e, tra questi, la Voce, come si riconosce?
Quando colui che siede davanti al mare, le cui onde vanno e vengono senza fermarsi mai, voglia fermare il moto stesso del mare, per conoscere il silenzio, o è uno sciocco, oppure è uno stolto.
Il silenzio non è l'assenza del rumore che fanno i pensieri, ma è l'assenza di colui che segue quel rumore.
La voce del cuore non si fa ascoltare soltanto quando voi la cercate nella vostra meditazione o preghiera che dir si voglia, ma, come una perenne sorgente, essa canta senza sostare mai, sono i vostri orecchi che, nella loro avidità, confondono la 'manna' con il quotidiano pane che cresce in voi la forza e l'arroganza di quel che credete d'essere e non siete.
Per dirla con una storia, siete come quel gatto cui un giorno si presentò, festante, un uccellino dicendogli: "Ecco, son qui, oggi, il tuo squisito cibo! Mangiami!"
Quel gatto pensando che la vita si volesse burlare di lui, cacciò la ghiotta preda, meditando che non si può avere come dono ciò che ci si deve conquistare con la propria astuzia ed abilità.
Non trovate Dio perché lo cercate con l'astuzia, amara come una zucca non matura, delle vostre menti, lo cercate con l'idea che di Lui vi siete fatti ed Egli in ogni istante sostiene il lume stesso che voi usate per cercarLo! Il tesoro che cercate è il gioco stesso, non è un forziere nascosto con malizia in un'ansa del percorso che voi usate come mezzo per arrivare al tanto abito premio.
In ogni istante si chiude il cerchio e ciò che è cercato, è trovato, ma voi, che sapete bene ciò che il vostro desiderio brama, non vedete!
Dio è nell'istante dove l'Altissimo Signore si incontra con il bassissimo signore, questo vuol dire che tutta la nostra quotidianità è Dio.
E' così, in ogni istante, ma noi non vediamo perché il nostro sguardo è colmo di ciò che noi vorremmo che fosse, di ciò che secondo noi è bene o male che sia.
Tutto è sacro e tutto ha in sé la Voce di Colui che è.

domenica 5 maggio 2013

26 Storia del monaco che ha paura di morire.

Si racconta di un giovane monaco che avendo timore di non svegliarsi più si addormentava nel terrore.
Il suo priore un giorno gli disse: "Perché non provi ad allenarti a morire?"
"Pensate che mi serva?" chiese il monaco
"No, io no, ma voi tutti pensate che allenarvi contro la paura venga il coraggio che si mangi in un sol colpo la paura e i suoi guai!"
Il giovane monaco ci pensò su e non sapendo che fare decise di tornare dal priore a dirgli: "Voi vi siete burlato di me, perché come si fa ad allenarsi a morire?"
"No, non mi sono burlato di te, perché effettivamente se solo te ne accorgessi, muori ogni momento e ogni attimo muore di per sé! Ma effettivamente il tranello, l'inganno c'è, ed è che non puoi allenarti a vedere che muori ma solo accorgerti che così è già.
Fino a quando tu non vedrai, vane saranno le mie parole!"
"Perché vane?"
"Perché è come spiegare ad un fiore che da lui si espande un buon profumo, se il fiore pensa di essere lui stesso a farlo, sarà vano spiegargli che così non è, se non si è accorto di profumare, potrebbe essere pericoloso il dirglielo!
Il fiore deve accorgersi da sé, solo allora capirà".
"Ma allora cosa servono i maestri e voi che tanto vi riempite la bocca di amore e compassione cosa sapete fare per me?"
Il priore chiuse gli occhi a lungo poi disse: "hai presente un roseto di maggio?"
"Sì " disse il monaco.
"Ecco, io posso, vedendo le rose fiorite, ammirarle, ma non posso far nulla per i boccioli che ancora devono nascere".
"Ne siete sicuro? - chiese con disprezzo il monaco - e i concimi e il letame? E la preziosa cura del contadino?"
"Ah! - disse il priore - ma tutto ciò è quello che tiene tranquillo il contadino, ma, generalmente, non rispetta e non fa nulla per il fiore che deve nascere!"
"Allora io devo continuare a soffrire, questo voi dite!"
"Se è necessario, si! Ma ti dirò di più, io posso darti le chiavi del balcone a vista che hai nel cuore, e da cui ogni cosa appare luminosa e chiara, ma se tu andrai là con gli occhi di ladro e di pirata, qual che sei, non vedrai alcunché, perché là non c'è nulla da "carpire", come tu credi, per poter stare meglio!"
"Ma voi siete crudele perché io so di maestri che sostentano i loro allievi nelle dure prove!"
"Un buon maestro non da una stampella zoppa al suo allievo sciancato".
"Allora?" chiese il monaco.
"Allora per te posso solo far questo: esserti vicino con la mia presenza che non teme la morte, affinché tu, vedendo che in me non c'è timore, sia attratto solo dall'amore e, senza volermi emulare o voler da me imparare alcuna cosa, solo attratto dalla luce dell'amore che nulla teme, finalmente ti chieda: "ma io di che ho veramente timore?" Solo così posso aiutarti e questo è il miracolo che ogni istante compie l'amore in colui che ... finalmente vede."

domenica 14 aprile 2013

25 Storia del fiore solitario nel bosco.

C'era una volta un fiorellino che fremeva tenero e solitario in un fitto bosco d'olmi annosi. Si stupiva esso stesso d'esser nato lì in quel posto e chi l'avesse lì condotto si chiedeva e quale vento avesse portato il suo seme e per quale calura, visto che di sole quasi non gliene arrivava, doveva aver attecchito in quel povero terreno il seme, sempre si chiedeva con il tormento nel cuore di essere solo, unico, diverso e patendo questa solitudine terribile.
Guardò un giorno ormai avvezzo alla penombra che sempre faceva in quel bosco, un po' meglio intorno a sé e gli parve di distinguere tra fogliame e arbusti, robusta e vigorosa, nodosa e forte una radice dell'olmo più vicino. Pensò di provare a parlare come un fiore a un fiore per vedere se almeno costei poteva capirlo e un po' dargli compagnia.
"Buon giorno mia buona radice", disse il fiore e aspettò sicuro di aver parlato invano, quando nel silenzio del bosco qualcuno con voce robusta e profonda rispose: "Buon giorno a te mio buon fiorellino di campo."
"Oh! - disse il fiore - finalmente parli!"
"Che dici? Io ho sempre parlato, tu solo adesso l'hai scoperto, ma io parlo, non finalmente, parlo!"
"Ecco anche tu nel salutarmi hai ammesso che sono un tenero fiore di campo, cosa ci faccio dunque io qui? Perché? Di questo non riesco a rassegnarmi e sono molto triste. Quale torto mi ha fatto la vita!"
"Ecco, vedi - disse la radice - tu puoi pensarla come vuoi ma se venissi qui al mio posto e ti guardassi certo capiresti perché una tal macchia di colore ha portato luce al sottobosco."
"Oh! Certo - disse stizzito il fiorellino - certo che sono bello e colorato! Dovresti veder i miei fratelli d'estate nei campi e di primavera, ridere felici al sole e lasciar ondeggiare le loro corolle al vento! Io qui il sole non vedo mai e neppure sento il vento che tra questi legnosi tronchi non può passare."
"Ma senti, senti - disse la radice - com'è che sai del vento e del sole e dei fratelli se sei nato qui sotto ai miei occhi e mai dunque puoi aver visto tanto?"
Si stupì d'un tratto il fiorellino e disse: "Certamente ho sognato nelle notti d'estate queste cose e ora le ricordo", ma ormai qualcosa era mutato e, non più preso dalle sue preziose lamentele, stava porgendo ascolto a ciò che la domanda aveva in lui sollevato.
"Allora - chiese la radice - dici di aver sognato? E perché nel sogno non hai gioito di quel che era e non l'hai assaporato, placando così il tuo desiderio e le tue brame? O perché non hai continuato a dormire sognando d'esser là?"
"Già - disse il fiore - questo non lo capisco e poi non posso sempre dormire, anzi m'accorgo che il sogno più che spegner le mie brame le accende come il vento fa col fuoco."
"Allora come va - disse la radice - che non sai chi sei e chi qui ti ha portato ma sai per certo chi vorresti essere e dove vorresti essere adesso?"
A quella muta domanda il fiore capi.
S'illuminò tremando fin dalle sue piccole radici e disse: "Che sciocco! Il sogno, il vero, chi sono, chi sono ... solo uno sciocco può cadere in questo astuto tranello."

domenica 10 marzo 2013

24 Storia della grandine


Fare un progetto di cambiamento - dice dopo un po' il mio maestro - è credere di guardare la vita in modo nuovo, ma sempre con gli stessi occhi; si cambiano solo gli occhiali, per vedere le cose sempre allo stesso modo, soltanto in un altro colore. Così per un po' tutto ci pare cambiato, ci contentiamo ed effettivamente, il nuovo colore pare piacerci di più.
E' come quel contadino che, pianto che abbia la perdita del suo raccolto di grano, anziché alzare gli occhi e, scoperto il cielo, dare il suo posto alla grandine, va e credendo così di non avere più danni, ma solo sempre raccolti migliori, semina un nuovo seme.
La grandine colpirà anche il granoturco, ma il contadino non perderà occasione di progettare un nuovo raccolto, ora di barbabietole, ora di zucche, ora di rape!
Questo è il progetto ch'è dimentico della grandine.

lunedì 7 gennaio 2013

23 Storia del saggio gallo della Cina.

Viveva in un antico paese della Cina, un gallo che era considerato sacro poiché prediceva a tutti il futuro e dava grandi consigli.
Un giorno si recò da lui un uomo che doveva decidere che fare per il fratello che ormai era disperso da mesi sulle montagne.
L'uomo si recò dal gallo e gli chiese: "Che devo fare?"
"E tu che faresti?" rispose il gallo.
Stupito, l'uomo disse: "Ma non dovresti essere tu a dirmelo?"
"Questo è quello che crede ognuno di voi che viene qui.
Prova a domandarti perché sei venuto qui e che ti aspetti" disse il gallo.
"Credo - disse l'uomo - che tu dovresti sapere cosa è bene e cosa è giusto".
"Ciò che tu sai fare è bene e giusto, ma il bene e il giusto non sono ciò che tu sai fare." rispose il gallo congedando l'uomo.
Inorridito, l'uomo se ne andò e pensò che solo a lui il gallo avesse risposto così per via dei suoi peccati.
Così non confidò quel responso ad altri.
Quando il paese fu sommerso da un grande nubifragio, restò memoria di quel posto come di un paese in cui gli abitanti erano illuminati, nelle loro azioni, dal sacro gallo.
Fu tramandata nei libri la saggia frase che il gallo a tutti diceva: "E tu cosa faresti?"

sabato 1 dicembre 2012

22 Storia sulla preghiera.


Non intromettetevi sempre a ragionare .
L'analisi è la culla della viltà di chi persegue uno scopo e di chi ascolta vecchie brame di strapotere e di inganni!
Siate semplici, semplici e godrete fin anche all'ultima goccia il vaso che vi è dato di bere. Poiché solo quello è posto fra le vostre mani che avide o meno non possono comunque di più.
Comprendete e lasciate spazio al cuore.
Non tormentate le vostre menti a capire, esse partoriranno solo figli ignobili e mai sazi che detteranno guerra e porteranno povertà.
Accontentatevi del non sapere e della quiete della mente che riposa su se stessa e sulle proprie pretese accoccolata come un gatto, pronta però a tirare fuori i propri artigli!
Non lasciatele spazio ma non punitela!
Siate con essa, con voi, con tutti compassionevoli!
Non vivete di gioie e di dolori, non siate nell'attaccamento e nel rifiuto, compensando così con vane prepotenze il senso di perdita che trabocca dai vostri cuori!
Alleggerite i vostri fardelli e vivete di virtù e di santità se queste sono le proprietà che la vita detta in voi!
Ma fate attenzione a non imbruttire priorità che la vita detta, come cose da meno poiché così il vostro mentale ragiona, perché sappiate che tutto è sacro e nulla da meno o a caso.
Poiché che priorità ha il giorno che nasce? Se non quella di lasciarsi guidare dal tempo, dal vento che fa?
Non ci sono priorità se non quelle che la vita detta in ogni istante ed in ogni dove ma voi ciechi, vi rifate ai vostri buoni propositi, alle pretese di unità, di regole divine e di divine leggi, di cui vi siete appropriati per dar vita e sussistenza a un pagliaccio indeciso!
Sì perché voi poi non sapete mai decidere e scegliere, ardua è sempre la decisione se non è la priorità stessa a farsi priorità!
Non rifiutate mai nulla e non desiderate, neanche me!
Non vogliate farmi oggetto dei vostri desideri e fine delle vostre virtù!
Non crescete in seno a voi figli morti prematuramente per ingordigia di volontà!
Siate in pace con il vostro cuore!
Siate sereni e dolci come il miele che appaga anche la bocca di un lattante!
Il bene si fa da se stesso, esso ha cura di voi non voi di lui, ve lo ripeto!
Che cosa volete custodire, dunque?
Lasciate spazio, lasciate gratitudine e adorazione espandersi di per se stesse senza alcunché di riguardo a qualcosa o a qualcuno!
Non adoratemi.
Non vogliate consacrarmi.
Non chiamatemi.
Non ascoltatemi.
Ma nello spazio incontaminato e puro del silenzio, lasciate che ogni cosa si muova senza un fine, di per se stessa!
Voi non adorate, siate adorazione!
Voi non vogliate pregare, siate preghiera!
Voi non potete raggiungere qualcosa, potete solo lasciare andare ciò che le vostre mani troppo avide hanno finora trattenuto!
Lasciate molto spazio alla preghiera!
Essa è la dramma più preziosa che esiste al mondo!
E lasciate la preghiera alla sua santità di preghiera che è perfetta.
La preghiera non nasce dalla mente poiché essa non nasce e non viene compiuta, sgorga solo quando le si dà libero sfogo senza altro pensare ed essa zampilla allora preziosa!
E' come una falena che danzi per danzare con le sue belle ali trasparenti vicino al fuoco che poi la brucerà!
Lasciate spazio alla preghiera ma vi prego voi non vogliate guidarla!
Lasciate il cuore al cuore!
E la parola che nel silenzio sgorgherà, essa è la preghiera che voi stessi siete e che in ognuno fu scolpita e messa perché le sue labbra profumate la pronunciassero a lungo e con pazienza!
Non opponetevi ad essa e non vogliate giudicarla e arricchirla!
Ognuno nel silenzio l'ascolti, essa apparirà.